UNITÀ

Di seguito si riporta l’articolo scritto dal Dr. Gianni De Blasio per Il Sannio Quotidiano

Umberto Del Basso De Caro a tutto campo. L’ex sottosegretario alle Infrastrutture delinea lo scenario entro il quale il campo largo dovrà muoversi.

Tre le questioni prioritarie, ineludibili: il Pd dovrà recuperare coesione interna quale premessa per ogni tipo di coalizione; quindi un programma condiviso che ricerchi il giusto equilibrio tra i dieci anni di governo De Luca e coloro che di questo sono stati oppositori; infine, il candidato presidente non potrà essere imposto da Roma, altrimenti fallirebbe prima di partire.

Secondo Del Basso De Caro, è stato ingenuo pensare che la Consulta, oltre a sciogliere il nodo della legittimità costituzionale del terzo mandato, risolvesse – come d’incanto – anche problemi politici antichi e profondi. E, parimenti, errato e superficiale è stato immaginare che il confronto politico potesse essere narcotizzato da un commissariamento infinito o surrogato dalle immaginifiche locuzioni “cacicco”, “capobastone”, “signore delle tessere”, attraverso le quali segnalare una propria asserita diversità, anche morale.

Quindi, spezza una lancia a favore di Vincenzo De Luca. “La discontinuità – osserva il leader dei dem sanniti – non si costruisce con gli anatemi né si realizza con le preclusioni nei confronti di chi, da dieci anni, guida la prima regione dell’Italia meridionale. E’ certamente comprensibile, ma non sufficiente, ricercare alleanze e convergenze anche con quelle forze che, in questi ultimi dieci anni, sono state collocate all’opposizione. Ed è ragionevole ricercare con queste forze un giusto equilibrio considerando che in autunno saranno chiamate al voto cinque Regioni a statuto ordinario: un grande partito non può non considerare il quadro complessivo, il contesto, le prospettive delle alleanze”.

Muovendo da queste (per me) ineludibili premesse, Del Basso De Caro ritiene indispensabile chiedersi quale sia il percorso più convincente per condurre alla vittoria un’ampia ed inclusiva alleanza programmatica.

“La prima questione riguarda l’unità del partito, condizione essenziale per l’unità della coalizione: una forza politica che si dichiara – come sovente è dato leggere – architrave dell’alleanza di centrosinistra (senza trattino) non può non porsi il problema della propria coesione interna”.

Altra questione, il programma di governo regionale che, mai come in questo caso, non è una formula ipocrita per nascondere il problema degli assetti istituzionali o di quelle che, nel linguaggio della prima Repubblica, venivano definite “le cose disadorne”. “E’, al contrario, una stringente necessità sol che si consideri l’auspicata presenza, nella coalizione, di forze che non hanno condiviso la decennale esperienza di governo regionale. Discutere di sanità, di trasporti, di assetto del territorio, di portualità e, più in generale, delle materie che incrociano le competenze regionali non è un vuoto esercizio retorico, ma il collante che riesce a realizzare l’alleanza ed a sottoporla al giudizio dei cittadini”. Insomma, un confronto sulle cose e non sulle paro- le: sulle cose fatte e su quelle da rea- lizzare senza ideologismi o astrattezze dogmatiche che i cittadini del terzo millennio mostrano di non gradire.

La terza questione è legata alla guida della coalizione e, cioè, al garante dell’accordo programmatico e del parallelo equilibrio politico. “Le persone, inutile nasconderlo, hanno il loro peso nella misura in cui esperienza, competenza (utinam!), equilibrio, senso delle istituzioni, concretezza possono (direi debbono) fare la differenza. Ma al primo posto della ideale scaletta occorre mettere “il metodo”: esso rappresenta la cifra della reale condivisione, del necessario coinvolgimento, in una parola, della democrazia. Sarebbe molto rischioso se il “metodo” risultasse inaccettabile o addirittura non conoscibile e se il territorio venisse mortificato da imposizioni autocratiche: il centrosinistra ne uscirebbe fortemente indebolito e le spinte centrifughe incentivate a scelte autonome, forse improduttive per chi le dovesse compiere, ma certamente dannose per gli obiettivi che vorremmo perseguire.

Insomma, un disastro. Da evitare assolutamente.

E’ giunta l’ora della responsabilità, del buon senso, dell’intelligenza delle “cose”, della chiara percezione dell’orizzonte politico sul cui sfondo c’è la Campania, con le sue contraddizioni ma anche con le sue enormi potenzialità che evocano un territorio che chiede di essere protagonista del suo destino”.

Gianni De Blasio-Il Sannio Quotidiano