«Via le tre gallerie dal progetto, o si ritiri il finanziamento da 30 milioni al Comune di Benevento».
Un aut aut perentorio sul quale sarà chiamato a pronunciarsi il Consiglio regionale. L’iniziativa è del consigliere beneventano Luigi Abbate, esponente del Partito democratico iscritto al gruppo Psi, che ha depositato nelle scorse ore una mozione finalizzata alla profonda revisione del corposo stanziamento assegnato a Palazzo Mosti per il completamento dell’Asse interquartiere Libertà – viale Mellusi. L’incompiuta più longeva e iconica della città con i suoi quarant’anni di vita spezzata, plasticamente raffigurati dai tre tunnel abbozzati tra via Avellino e via Martiri d’Ungheria.
I 30 milioni del Fondo sviluppo e coesione parrebbero l’occasione giusta per colmare la storica lacuna, ma non la pensano così gli attivisti del comitato civico «Gallerie? No, grazie» che evidenziano le pesanti ricadute negative dell’opera sul quartiere.
Sentimento di avversione del quale si è fatto interprete Abbate che ha appena formalizzato il testo da sottoporre adesso alla conferenza dei capigruppo per la calendarizzazione a cavallo dell’estate. Con la mozione, il Consiglio regionale affiderà formale «Impegno alla Giunta regionale per il ritiro del finanziamento all’opera “Lavori di completamento dell’Asse viario interquartiere tra area Stadio, rio-
ne Libertà e viale Mellusi con
annessi parcheggi”, deliberata dal Comune di Benevento a valere sui fondi del Piano di coesione e sviluppo, per la totale contraddizione con gli obiettivi del Piano stesso». Ma come
spiegare l’impegno diretto di
un beneventano volto a far revocare un considerevole finanziamento per la città di Benevento? Il consigliere regionale uscente sgombera il campo dai sospetti di propaganda elettora-
listica: «Ho deciso di non rican-
didarmi per espletare a pieno
regime la professione medica –
rivela Abbate – L’iniziativa è
motivata esclusivamente dal
senso di ragionevolezza che
manca totalmente in questo progetto anacronistico, inutile e persino dannnoso per la città.
Da consigliere regionale, non posso consentire che la Regione sprechi risorse tanto ingenti per un’opera nefasta, utile solo a dispensare incarichi, affidamenti e promesse, queste sì, elettoralistiche. Si utilizzino le somme per opere utili e condivise».

Nella lunga dissertazione argomentativa stilata in partnership con il comitato presieduto da Giovanni Giusti, la mozione Abbate rileva come «l’impatto su via Martiri d’Ungheria sarebbe devastante. Ne risulterebbe perdita di superficie fruibile, presenza di spazi ingestibili, aumento dell’inquinamento atmosferico, perdita di vivibilità, aumento dell’insicurezza della stabilità degli edifici in una zona ad elevata sismicità. La chiusura sostanziale della circolazione su via Martiri d’Ungheria avrebbe un effetto traslativo della densità del traffico con l’effetto deleterio dell’intasamento in via Meomartini». La mozione fa a pezzi le tre gallerie, cuore dell’intervento: «Quella superficiale, secondo l’amministrazione, sarebbe destinata a shopping, luogo per mostre o stazione per la futura metropolitana cittadina, una serie di assurdi. Quella interme- dia collegherebbe due sezioni nello stesso quartiere raggiungibili, oggi, con 450 passi. Quella profonda, che passerebbe sotto via Avellino e via delle Puglie, determinerebbe un aumento della densità di traffico e dei punti di conflitto».
Dunque la conclusione: «E’ palese il contrasto tra le finalità del piano Fsr e il progetto. Si chiede che la Giunta regionale subordini il finanziamento alla revisione totale del progetto, con la condizione pregiudiziale dell’eliminazione delle gallerie.
Si elabori un progetto che risponda a criteri urbanistici aderenti alle necessità di miglioramento della vivibilità ossia alla riduzione del traffico veicolare privato, e che sia realmente coerente con le finalità di coesione e sviluppo del piano»

