Fioretti: No perché mutano i poteri dello Stato

“Quella che viene presentata come una semplice riforma della ‘separazione delle carriere’ è in realtà un intervento molto più profondo che altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato previsto dalla Costituzione. Non si tratta di un aggiornamento tecnico del sistema giudiziario, ma di una modifica che incide sull’architettura istituzionale del Paese. E’ una minaccia all’autonomia della magistratura”. A spiegare le ragioni del No per il Partito democratico è Floriana Fioretti, capogruppo a Palazzo Mosti e membro della direzione nazionale del Pd. La riforma di sette articoli della Costituzione, che dovrà passare necessariamente attraverso la consultazione referendaria, trova i democratici schierati per sostenere le ragioni del No.

“La riforma – prosegue Fioretti – interviene sul ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura, organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Dividerlo in due organismi distinti (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri) significa indebolirne la funzione di garanzia e frammentare l’equilibrio interno della magistratura. A questo si aggiunge la sottrazione del potere disciplinare al controllo del presidente della Repubblica e la sua attribuzione a un nuovo organismo, l’Alta corte di giustizia. Le modifiche proposte non affrontano affatto i veri problemi della macchina giudiziaria italiana che cittadini e operatori del settore conoscono bene: la lentezza dei processi, il sovraffollamento delle carceri, la carenza di personale negli uffici giudiziari. Il risultato complessivo è una magistratura più debole e potenzialmente più esposta alle pressioni della politica”. Per i democratici, la riforma non avrebbe altro scopo (politico) se non quello di controllare i togati, scindendo il Csm e affidandone la composizione ad un sorteggio tra nomi indicati prevalentemente dalla maggioranza del Parlamento, quindi da forze che in un determinato momento storico sono al governo. Elemento che ne renderebbe prevedibile la composizione (“l’eliminazione del sorteggio comporta la perdita della connotazione democratica e pluralista che caratterizza oggi la magistratura”, evidenzia pure la dirigente Pd). Inoltre, sempre per il fronte Pd, lo sdoppiamento dell’organo di autogoverno dei togati mina l’equilibrio tra poteri dello Stato mettendo a repentaglio la democrazia costituzionale.

“L’indipendenza della magistratura non è un tema che riguarda solo gli addetti ai lavori – aggiunge ancora la capogruppo dem a Palazzo Mosti – ma una garanzia fondamentale per i diritti dei cittadini, per la tutela delle libertà individuali e per la difesa delle persone più fragili. Quando si indebolisce l’autonomia della giustizia, si indebolisce anche la capacità dello Stato di contrastare abusi, violenze, discriminazioni e disuguaglianze. L’Italia ha bisogno di una giustizia più efficiente, con processi più rapidi e risposte più tempestive per cittadini e imprese. Questa riforma, invece, non affronta i veri problemi del sistema giudiziario e rischia solo di spostare gli equilibri istituzionali. Tra l’altro una separazione delle carriere è già operata attualmente dalla riforma Cartabia che consente il passaggio dall’una all’altra funzione solo per una volta”.

“Il 22 e 23 marzo – conclude Fioretti – sarà importante partecipare e votare No. La posta in gioco è chiara: difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato, l’autonomia della magistratura, la Costituzione, i diritti delle persone e la qualità della nostra democrazia. Una giustizia libera e indipendente non è un privilegio per pochi ma deve essere una garanzia per tutti”.