Il dialogo si avvia sul progetto di una Città che abbia l’ambizione di proiettarsi con qualche aspirazione negli anni 30 del terzo millennio

Si riporta l’articolo de ” Il Sannio Quotidiano” a cura del Dr. Gianni De Blasio del 09/08/2026

Elly Schlein, alla Festa Nazionale di Urbino, ha richiamato il suo intervento a proposito delle Aree Interne. Quale la sua ricetta?

In queste settimane ho avuto la fortuna di attivare un rapporto diretto con Elly Schlein di cui vado fiera. Mi ha profondamente toccata la sua capacità di motivare le persone ed infondere speranza. L’altra sera l’ho rivista a Capracotta, in Molise, e quando mi ha chiamata per nome facendo cenno di raggiungerla mi sono emozionata.

Credo che Elly abbia citato il mio intervento ad Urbino perché accennava a un cambio di paradigma sulle Aree interne in linea con la proposta di legge a sua prima firma. Per troppo tempo abbiamo visto questi territori come recettori di mera assistenza. Io penso, invece, siano una risorsa strategica per il futuro dell’intero Paese, in grado di dare risposte concrete alle grandi sfide del nostro tempo. Possono produrre energia da fonti rinnovabili, contribuendo alla transizione energetica. Possono garantire sicurezza alimentare con agricoltura di qualità e filiere che assicurino una giusta remunerazione a chi coltiva la terra. Possono custodire il territorio, prevenire il dissesto idrogeologico e difendere la biodiversità. Possono diventare luoghi di innovazione, turismo sostenibile e nuova impresa ma occorrono infrastrutture moderne, risorse, connessioni adeguate e servizi di qualità. Con questi temi ho incrociato la curiosità di Elly Schlein che mi ha promesso di venire nel Sannio in autunno.

Il dibattito post Provinciali si è per lo più concertato sul soccorso che una parte del Pd avrebbe dato a Cataudo. Che ne pensa?

Ho apprezzato le parole di verità di Perifano che, nel ricordare la «schifezza» di un sistema elettorale che estromette totalmente i cittadini ed esclude anche i simboli di partito, ha ben descritto il preteso «candore delle anime belle» del giorno dopo.

Con 9mila voti totali in meno tra astenuti e bianche rispetto al 28 febbraio scorso, Lombardi ha ottenuto circa 17mila voti in più della dote elettorale del suo partito. Quindi, molto PD lo ha sostenuto.

Per quanto riguarda il dibattito che ne è seguito, l’analisi e il confronto siamo soliti farli nei nostri organismi. Con serietà, rigore e rispetto.

Il documento licenziato dalla direzione provinciale non avrebbe consigliato l’astensione, come fatto da Psi e Avs?

Quel documento rappresentava il faticoso punto di caduta di una vicenda complicata che, a causa delle rigidità delle posizioni in campo e dei tempi ristretti di un’elezione intenzionalmente anticipata al 26 luglio, aveva visto arenarsi il tavolo del centro sinistra senza la concreta possibilità di organizzare un’alternativa con gli alleati. In ogni caso, sono da stigmatizzare i comportamenti che abbiano deviato dal novero delle possibilità contemplate dal documento della Direzione.

Il Pd ha due linee politiche, quella provinciale e quella cittadina?

No. Le sensibilità ed i contesti possono essere diversi, ed è fisiologico sia così. Ma la linea Politica è una sola, in coerenza con le decisioni assunte nei nostri organismi e in sintonia con il percorso testardamente unitario del Partito Democratico. Il mio compito di segretaria provinciale è lavorare, insieme al presidente Vito Fusco, alla sintesi delle posizioni sviluppando questa traccia. È faticoso ma la buona politica non è un pranzo di gala.

A fronte della parziale inosservanza di tale atto, le sue dimissioni sono state anzitutto reclamate dall’esterno del Pd. Come lo spiega?

Non mi interessa commentare le maleducate invasioni di campo di chi, eludendo le prescrizioni minime della grammatica politica e del rispetto, interviene nella vita degli altri partiti. È invece mio dovere rispondere del mandato affidatomi dagli iscritti del PD Sannita. Ed è quello che sto facendo ogni giorno, impegnandomi per un partito più unito, più forte e più vicino ai cittadini. Un punto mi preme tuttavia precisare, nella consapevolezza che per fortuna non siamo una caserma ma una comunità ricca e plurale: la guida politica è in capo alla sottoscritta che ha il diritto ed il dovere di attuare il mandato congressuale. Abbiamo organismi appena eletti ed una rinnovata ed autorevole Segreteria Politica cui compete la missione di dare seguito agli obiettivi e alla linea che democraticamente ci siamo dati.

Secondo lei, è ancora ipotizzabile il campo largo alle comunali di Benevento?

Lavorare al campo largo è la piattaforma programmatica sulla quale sono stata eletta all’unanimità nel congresso di febbraio. Attuarla è un dovere ed un’opportunità. Tuttavia, non può trattarsi di una semplice somma di sigle o di un’imposizione calata con la logica del «prendere o lasciare», come si è voluto fare con l’elezione del presidente della provincia. Deve piuttosto avviarsi un confronto serio, fondato su programmi, valori e obiettivi condivisi, nella reciproca consapevolezza che ci si siede al tavolo in condizioni di pari dignità, senza veti o pretese di maggiorasco di medioevale memoria. 

Il Partito Democratico farà la propria parte con autonomia, responsabilità e spirito costruttivo, aprendo ad un nuovo centro sinistra nell’interesse della città. Le condizioni le verificheremo sul campo da gioco che finalmente sancirà chi intende starci davvero e chi bluffa. In questo (e non solo) ho il pieno sostegno di Elly Schlein e Piero De Luca.

Se Mastella, a partire dal candidato sindaco, aprisse alla discontinuità sarebbe sufficiente per aprire un dialogo oppure l’incompatibilità è acclarata?

Come alle ultime regionali anche alle prossime elezioni comunali è la legge che impone discontinuità. Quale migliore occasione per lavorare ad un centro sinistra di nuovo conio? Ricordo a me stessa che il nuovo centro sinistra campano è stato varato, non senza difficoltà, convergendo sulla figura del presidente Fico, storico esponente dei 5 Stelle che in Campania hanno la metà dei voti del PD. La condizione a Benevento è peraltro molto meno netta. Il PD è il secondo partito del centro sinistra alle regionali ed il primo alle europee dell’anno precedente, ma il tema cruciale non è questo. Il dialogo si avvia sul progetto di una città che abbia l’ambizione di proiettarsi con qualche aspirazione negli anni 30 del terzo millennio. È su questo che dobbiamo laicamente confrontarci per giungere a programmi chiari senza trucchi ed ambiguità. Si parta dalle cose da fare per poi scegliere insieme chi meglio possa guidare, a garanzia di tutti e nel rispetto di ciascuna storia politica, la nuova fase del centro sinistra in città.