Alla Provincia, il PD perde il 2º seggio per appena 247 voti ponderati a vantaggio dell’ex vice presidente dimissionato un anno fa proprio da voi. Quanto brucia questa sconfitta?
Spiace molto veder svanire l’elezione di un secondo rappresentante per una manciata di voti.
Non molto tempo fa contava 6 consiglieri, ora appena 1, ha rimarcato Mastella: il campo largo mitigherà questa caduta?
Mastella ricorda male. Il Partito Democratico ha avuto 5 consiglieri unicamente nel 2014 allorché elesse il compianto Claudio Ricci alla presidenza della Provincia. Dal 2019 in poi i rappresentanti democratici sono stati sempre 2, eccezion fatta per il 2021 quando con il contributo determinante dei 5 Stelle furono 3. La verità, nota a tutti, è che con questo sistema balordo la città capoluogo gioca un ruolo strabordante con 22mila voti affidati a soli 33 elettori.
Non vi è dubbio che abbiate pagato le defezioni dei 3 sindaci. Potendo buttarne solo uno, chi scaraventerebbe giù dalla torre tra Addabbo, Iavarone e Marino?
Numeri alla mano, il PD ha anzitutto pagato il venir meno dei tre grandi elettori di Benevento (Perifano, Miceli e Megna) che dal 2021 in poi sono sempre confluiti sulla nostra lista. Si tratta di ben 1950 voti ponderati a fronte di un secondo quoziente sfiorato per un’inezia. Purtroppo, in questa occasione, nonostante i nostri vari ed accorati appelli ad organizzare un fronte comune (che avrebbe permesso di mirare alla elezione di ben tre consiglieri) è stata compiuta una scelta di rottura dell’alleanza progressista presentata alle ultime comunali di Benevento. Scelta sterile di cui si sono giovati Mastella e le liste di Destra. In ogni caso, rifuggo l’idea che le persone vadano scaraventate giù da torri, figurate o meno. Con il nuovo corso avviato dal recente congresso, il PD è ancor più proteso al dialogo chiaro e leale con tutti. Pertanto, io ci sono e ci sarò sempre, per ascoltare e confrontarci, nel rispetto rigoroso del partito e della militanza.
I primi 2 hanno lasciato il partito, confida di appianare le divergenze almeno con il sindaco di San Marco?
Vorrei capire le ragioni politiche di tali decisioni, nel profondo rammarico che si è preferito evitare a priori il confronto tematico anche organizzando proposte alternative nella lunga e partecipata vicenda congressuale. Per quanto mi riguarda e per quanto concerne il partito che mi onoro di guidare, non ci sono sassolini nelle scarpe da togliere perché il nostro unico obiettivo è restituire una prospettiva adeguatamente progressista ad una provincia sempre più fragile e smarrita. Su queste basi sono pronta a dialogare con tutti, a partire da Angelo Marino, ma non avrei alcun problema nemmeno con gli altri due sindaci da Lei menzionati.
Si appresta ad indicare una segreteria provinciale snella. Nominerà vice segretari?
La segreteria sarà uno staff operativo. Non vedo la necessità di nominare vice segretari, cosa che peraltro non ha fatto nemmeno Elly Schlein.
NdC ha già reso noto che non mollerà né la presidenza della Provincia, tantomeno il sindaco di Benevento: su queste basi potrà mai esserci una trattativa per allearsi? La segretaria cittadina Razzano ha eccepito che Mastella è inclusivo in Regione mentre a Benevento si comporta da «uomo solo al comando»: condivide?
In effetti, sorge il dubbio che a non volere una seria e concreta interlocuzione programmatica sia proprio Mastella, ad oggi metodico detentore, in regime di monopolio, della totalità del potere di gestione di comune e provincia nonché di tutti gli enti derivati. Sarebbe lunare immaginare che il PD, secondo partito del centro sinistra sannita alle ultime elezioni regionali e primo alle europee dell’anno precedente, possa svolgere un ruolo accessorio se non servile. Di contro, sull’irrinunciabile presupposto del reciproco rispetto e di condizioni di pari dignità, bisognerebbe lavorare ad una seria e responsabile prospettiva per il Sannio e le sue Comunità, al contempo evitando che la destra locale, sempre più solida ed organizzata, possa finalmente prevalere anche nei nostri territori. Chiaramente, linguaggi e modi da «marchese del grillo» dovrebbero sparire dalla sintassi del nuovo centro sinistra sannita.
A suo avviso, se il campo largo non si farà a Salerno, potrà essere imposto a Benevento?
Il campo largo (espressione che dovremmo tutti convenire di superare) deve essere una opportunità territoriale su cui investire, con responsabilità e visione collettiva, non un espediente tattico per riempire qualche casella. Impariamo quindi a lavorare per obiettivi, concentriamoci su ciò che ci unisce costruendo percorsi credibili, partecipati e orientati all’esclusivo interesse dei territori. Immaginare, invece, che esistano schemi e moduli imposti o precostituiti significherebbe rinunciare a «pensare e fare politica».
Al di là delle coalizioni che si costituiranno tra un anno, considera più opportuno scegliere il candidato sindaco a valle di trattative di caminetto, le primarie o in base ai sondaggi.
Noi crediamo che la definizione dei programmi e la scelta dei candidati debbano essere trasparenti e partecipati. Le primarie – istituto fondativo del nostro partito – rappresentano un valido strumento per dare voce alla città ed alle sue migliori energie affinché siano direttamente protagoniste e fautrici del proprio destino.
Da 17 anni alla Rocca vi siete contrapposti a Mastella, altrettanti gli anni al Comune. Pensa che le risulterebbe facile spiegare ai beneventani un’alleanza dovuta solo come trasposizione del quadro regionale?
A mio avviso, la domanda sostanziale che ciascuno di noi deve porsi è: vogliamo arrenderci a un Sannio che sopravvive, che gestisce l’emergenza quotidiana e che guarda al passato con rimpianto? Riusciamo ad avere l’ambizione di immaginare Comunità capaci di progettare, attrarre investimenti, connesse all’Europa e al Mediterraneo? Non é sufficiente vedere i problemi né limitarsi a denunciarli, dobbiamo avere il coraggio, gli strumenti e la visione per risolverli. In questo senso, non deve né può farci paura immaginare nuove alleanze, purché siano strumento di un disegno collettivo che si misuri nella capacità di aggredire concretamente i problemi di un territorio sempre più debole e depresso. D’altro canto, viviamo un contesto politico e storico che esige, con ogni evidenza, inedite capacità di ascolto e di sintesi nonché nuove responsabilità comuni.
Concludendo, oggi é l’8 marzo, e nel 2026 ha un significato ancora più forte perché ricorrono 80 anni dal voto alle donne, un anniversario che ci ricorda quanto la partecipazione sia stata -e sia ancora- decisiva. Un forte abbraccio a tutte le Donne sannite!

