«Vergognoso chiedere e incitare i cittadini a non andare a votare»

Di seguito si riporta l’intervista fatta dalla Dottoressa Anna Liberatore alla Presidente Dem Sannita Rosa Razzano per “Il Mattino”

«I referendum a cui siamo chiamati a votare sono piuttosto tecnici, ma riguardano questioni molto concrete e comuni alla maggioranza della popolazione».

Il presidente provinciale del Partito democratico, Rosa Razzano, anticipa il «sì» ai cinque quesiti referendari promossi dalla Cgil e al vaglio degli italiani il mese prossimo confermando la linea dettata dal segretario nazionale, Elly Schlein.

Le forze di maggioranza stanno chiedendo ai cittadini di astenersi, come commenta?

«I referendum sono uno strumento democratico diretto, per cui si dovrebbe sempre andare ad esprimere la propria volontà e augurarsi sempre la piena partecipazione, ma sappiamo che invece sarà dura raggiungere la soglia del 50% più uno. Trovo antidemocratico e vergognoso chiedere di non andare a votare per i cinque quesiti e incitare alla non partecipazione, come stanno facendo le forze di maggioranza di questo governo. Un atteggiamento che ha trovato pieno appoggio nella seconda carica dello Stato, mi riferisco al senatore Ignazio La Russa».

Voterete «sì» ai quattro referendum che riguardano il lavoro, giusto?

«Esatto, sosteniamo convintamente il sì».

Uno dei quesiti prevede l’abolizione del Jobs Act, una misura introdotta nel 2014 da Matteo Renzi quando era segretario nazionale del Pd. Non ha il sapore di marcia indietro?

«Questo sì rappresenta una grande rottura del Partito democratico con il suo recente passato e, allo stesso tempo, un’ammissione di colpa. Fu proprio Matteo Renzi nel 2014 da segretario del partito ad introdurre gravi modifiche sul lavoro dalle quali oggi si vogliono prendere le distanze. Diciamo anche che l’attuale segreteria aguida Elly Schlein ha dichiarato, sin dal principio, la sua distanza con quelle scelte infelici fatte sulla pelle dei lavoratori con l’introduzione del Jobs act. Era un tema esplicito anche
nella campagna che ha portato
alla sua elezione e a nuovi ingressi nel partito. L’ulteriore flessibilità del lavoro, dal 2014 ad oggi, ha portato soltanto meno diritti e tutele per i lavoratori, con un incremento della precarietà e una diminuzione di responsabilità per la parte datoriale, ancora meno vincolata davanti ad un contratto».

Siete pienamente favorevoli al referendum che riduce i tempi per l’ottenimento della cittadinanza.

«Anche in questo caso siamo pienamente convinti di votare il “sì” per abbassare da dieci a cinque gli anni di residenza regolare necessari, per la richiesta di cittadinanza. Riteniamo sia più che doveroso riconoscere, a chi vive e lavora nel nostro Paese, dei tempi più brevi per ottenere dei diritti e per permettere, a chi oggi nasce e cresce in Italia, di sentirsi italiano com’è giusto che sia anche nelle prime esperienze di socializzazione, come a scuola. Abbiamo il dovere di essere vicini a chi vuole integrarsi agevolando i percorsi burocratici che oggi hanno tempi giurassici».

Da mesi state portando avanti una campagna informativa sui referendum, com’è andata?

«Insieme alla Cgil, ad Avs e a tutti coloro che hanno aderito ai comitati per votare “5 sì”, siamo fortemente impegnati per l’8 e il 9 giugno. Siamo presenti anche nei comitati nati qui nel Sannio che scendono spesso in strada per incontrare persone e informarle dei cinque referendum sui quali abbiamo riscontrato che c’è molta poca informazione. Si ha come l’impressione che non si voglia far sapere in giro della consultazione elettorale. Se non fosse per i comitati non se ne parlerebbe affatto».

Vuole lanciare un appello ai cittadini?

«Certo. Ai cittadini voglio dire che i cinque referendum sono l’occasione affinché la politica torni a difendere le persone attraverso l’esercizio della partecipazione e della democrazia. In un mondo segnato da derive autoritarie, lo strumento che abbiamo per fermarle è proprio praticare la democrazia, a cominciare dalla partecipazione al voto per i referendum»

Anna Liberatore-Il Mattino